Come avrete capito, ci appassionano le storie forti, le storie piene di amore, passione, dedizione. Quelle che le leggi e ti senti trasportato, quelle che ti fanno immaginare di essere tu stesso dentro la storia. Un pochino come la storia che vi raccontiamo oggi. Qualcuno di voi ha certamente seguito grazie ai nostri canali social la storia di Federico Crotti e Germano Dotto, trevigiani di nascita e appassionati di sfide e cose belle della vita.

Federico e Germano hanno lavorato duramente mesi e mesi per arrivare preparati alla loro esperienza, per arrivare preparati e vivere al meglio il loro sogno, quello di partecipare alla Marathon des Sables. Non era semplicemente una maratona questa qui, era una sfida, con se stessi, con il loro corpo, con la loro mente. Federico e Germano hanno dovuto superare lentamente le loro paure. Si sono allenati molto duramente per farlo ma alla fine, entrambi sono riusciti a raggiungere l’obiettivo ce avevano in mente, hanno partecipato alla maratona e ne sono usciti vincitori. Vincitori non perché hanno avuto una medaglia, ma perché hanno combattuto e vinto quella che era la loro sfida personale, con se stessi. Questo è il racconto scritto dopo pochi giorni dal loro rientro, ancora pieni dei sorrisi e di emozioni.

“Abbiamo tutto ma nulla di ciò che possediamo è in grado di farci capire veramente chi siamo o ci dà ciò di cui realmente abbiamo bisogno.

Frase già sentita mille volte e forse mai capita del tutto. Eppure quando nel deserto vedi le piccole case fatte di mattoni artigianali dello stesso colore della distesa di sabbia che le circonda, quando incontri i piccoli gruppi di persone che le abitano e che vivono di quel poco che basta a garantire la propria sussistenza e quando incroci lo sguardo felice e le labbra sorridenti dei bambini che giocano con un ramo secco, allora quella frase acquista un significato reale e profondo.

Quando il tuo corpo sta per collassare perché la disidratazione ti coglie all’improvviso non importa ciò che possiedi, ciò che conta è un altro uomo che ti vede in difficoltà, ti aiuta, ti sostiene e ti accompagna fino a che riprendi le forze.
Quando i tuoi piedi hanno talmente tante vesciche da non permetterti più di camminare, non importa ciò che possiedi, ciò che conta è la tua forza di volontà che fa finta di non sentire il dolore.
Quando le forze ti abbandonano per la fame feroce, non importa ciò che possiedi, ciò che conta è il tuo amico che divide con te il poco cibo che ha.

Un vecchio proverbio africano recita così: se vuoi andare veloce corri da solo, se vuoi andare lontano corri insieme a qualcuno. Ed è proprio così. Il gruppo ti sostiene, il gruppo ti aiuta, il gruppo alleggerisce le brutte sensazioni e aiuta a distrarre il cervello dalle difficoltà. E se è vero che in gara sei tu contro te stesso e i tuoi limiti, è altrettanto vero che l’abbraccio di un amico quando arrivi stremato al traguardo, ti dà sempre quella magnifica sensazione di appartenenza, di condivisione.

Alla sera, nel deserto, ti ritrovi a fissare il sole che dall’orizzonte abbandona lentamente il tuo sguardo per far posto alla notte e i tuoi pensieri di uomo

È in questo momento che arriva chiaro l’ultimo pensiero: non vuoi andare veloce, vuoi andare lontano.
Ci vediamo alla prossima sfida.”abbracciano nostalgia, lontananza, malinconia, stanchezza, ma poi il tuo amico si siede accanto a te, ti dà una pacca sulla spalla e ti offre l’ultimo bicchiere d’acqua del giorno.

FONTE LUMBERJACK

Nel 1973 Ricardo Bofill trovò un vecchio cementificio in disuso dell’inizio del secolo, composto da più di 30 silos, gallerie sotterranee e gigantesche sale-macchine, e decise di trasformalo nella sede del suo studio professionale, il Ricardo Bofill Taller de Arquitectura.

Dopo qualche anno di ristrutturazione, la fabbrica, ormai abbandonata e parzialmente in rovina, era una sommatoria di elementi surreali: scale che non conducevano in alcun luogo, possenti strutture di cemento armato che non sostenevano nulla, elementi in ferro sospesi nel vuoto, “spazi deserti pieni di magia”.

La trasformazione iniziò con la demolizione di parte della vecchia struttura per rendere visibili le forme fino ad allora nascoste. Dopo aver definito gli spazi, iniziò il processo di adeguamento di questi alla nuova funzione. Otto silos furono adibiti a uffici, sale riunioni, locali tecnici, laboratorio per la creazione dei plastici, archivi e una zona soprannominata “La Cattedrale” vista la sua monumentalità per ospitare mostre, concerti, proiezioni e ogni sorta di evento culturale legato all’attività professionale dell’architetto.

UrbaNature è un neologismo che esprime l’unione della natura e dell’ambiente urbano, della semplicità e dello stile, della praticità e della moda. 

UrbaNature è un nuovo modo di guardare il mondo, in cui città e natura si intrecciano in un unico stile di vita. Gli UrbaNatures scelti da Lumberjack hanno una coscienza ambientale e principi etici green che vivono senza fanatismi, quotidianamente, a contatto con una natura che inevitabilmente ha incontrato la dimensione urbana e gli aspetti metropolitani del vissuto di ciascuno. Gli UrbaNatures, creativi, originali e soprattutto al passo con i tempi, vivono in un’attualissima ricerca di equilibrio tra natura e città nel lavoro, nei viaggi, in cucina, nel tempo libero.

Lumberjack UrbaNature, una filosofia di vita come risposta innovativa e concreta alle questioni che, ogni giorno, l’ambiente metropolitano pone a chi lo abita.
Temi moderni ed essenziali come il rispetto della natura e la sostenibilità si incrociano con le tendenze fashion street e urban.
Lumberjack UrbaNature: Urban, come lo stile di vita contemporaneo. Nature, come lo scenario in cui evadere.

Progetti per il futuro?

Fonte: LUMBERJACK

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